Fuori dagli stadi il razzismo, l'insulto, la polemica.
Nella domenica dedicata al suo Giubileo, lo scorso 29 ottobre, il Papa ha chiesto a tutti gli sportivi, ai calciatori, agli atleti olimpici e a quelli disabili, di "fare un esame di coscienza", e di essere "disposti a chiedere perdono per quanto nel mondo dello sport si è fatto e si è omesso".
Giovanni Paolo II ha spiegato che lo sport e i suoi sacrifici, la vittoria e la sconfitta, altro non sono che la metafora del vivere quotidiano. E non solo per il peccato e il pentimento. ´Questa è la logica dello sport - ha ricordato il Pontefice - ed è anche la logica della vita: senza sacrifici non si ottengono risultati importanti, e nemmeno autentiche soddisfazioniª. Così per una volta, nel giorno del Signore, il calcio padrone dello sport ha fatto un passo indietro. Niente rito del campionato di serie A, niente batticuore per il risultato finale e la classifica. Ma tante emozioni lo stesso, e più profonde.
Sono stati tutti Papa-boys i giocatori in campo per Italia-All Stars: i grandi campioni italiani e stranieri del campionato. Tutti uniti da un abbraccio ideale, protagonisti e spettatori. Bianchi e neri, cattolici e musulmani, campioni e gregari, olimpionici e campioni disabili: tutti uguali, per due gare di atletica e 50 minuti di spettacolo calcistico da offrire con la festa di voci e colori a Karol Woytila, un passato giovanile da praticante di sci e pallone, dove gli amici lo ricordano buon portiere. Ma il Papa, nel giorno del Giubileo dello Sport, non ha risparmiato critiche e un forte richiamo, invitando gli sportivi a cogliere l'opportunità per un esame di coscienza. Devono sentirsi "uniti e decisi nel contrastare ogni aspetto deviante", ha detto il Papa e ha continuato: ´è necessaria la salvaguardia del corpo da ogni attentato alla sua integrità, da ogni sfruttamento, da ogni idolatriaª. Occorre dunque essere disposti a "chiedere perdono", e costruire uno sport "che tuteli i deboli " e aiuti "a cancellare l'intolleranza". No al doping, al razzismo, alla mercificazione dello sport, dunque. E ora sperano tutti in un campionato meno esasperato, senza più sputi o testate all'avversario, accuse all'arbitro, buu razzisti ai neri. Per la sua domenica nella casa del Signore, lo sport ha messo il suo abito migliore e ha provato a chiedere perdono. La speranza è che non sia stato un caso isolato, che le parole del vecchio Pontefice rimangano un monito.