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OBESITA' E SPORT, UNA DELLE EPIDEMIE DEL SECOLO L'obesità: un problema di rilevanza sociale e clinica, quanto lo sono l'ipertensione o il diabete, ma di complessità ancora superiore. E' quanto emerge dal secondo rapporto sull'obesità in Italia, elaborato dall'Istituto Auxologico Italiano. Secondo l'indagine Istat 1999-2000 su un campione di 22.481 uomini e 24.297 donne, tutti con età superiore ai 18 anni, il 9,5 delle donne e il 9.9 degli uomini in Italia è da considerarsi obeso, con maggiore diffusione nel Sud Italia e nelle Isole. Forse la tanto famosa dieta mediterranea non appare del tutto appropriata agli stili della vita moderna, dove è praticamente assente la fatica fisica che caratterizzavano invece l'esistenza di inizio secolo. Negli uomini l'insorgenza della malattia, perché di malattia si tratta, è intorno ai 25 anni con un andamento costante dai 45 ai 74 anni, nelle donne invece si ha una obesità progressiva, con una punta massima tra i 65 e i 74 anni. Ma quello che più preoccupa ora i medici è un nuovo fenomeno: l'obesità infantile. Tra i 9 e i 12 anni il 20-25 per cento dei bambini è sovrappeso anche se poi tende a dimagrire tra i 12 e i 15 anni, ciò non toglie che comunque in questa fascia di età il problema interessi circa l'11 per cento dei ragazzini. E cresce anche l'obesità tra i 6 e i 9 anni attestandosi intorno al 9 per cento. Problemi ortopedici e di osteoartrosi, problemi cardiovascolari, insorgenza del diabete, difficoltà respiratorie e malattie metaboliche: sono queste le complicanze principali dell'obesità. Studi epidemiologici hanno inoltre dimostrato che condizioni di iponutrizione possono facilitare la comparsa di neoplasie e che esiste una relazione tra il livello di apporto calorico e la mortalità per cancro. E' necessario, quindi, che chi è affetto da questa malattia non ne sottovaluti la gravità, ma al contrario stabilisca con il medico una cura. E di terapie ce ne sono tante. Si può inibire l'appetito o stimolare un senso di sazietà, si può ridurre la possibilità di introdurre cibo, si può diminuire l'assorbimento dei nutrienti, si può stimolare il consumo energetico o aumentarlo, si può modificare il comportamento dell'obeso ed intervenire sul suo ambiente, ma nessun metodo sarà mai valido quanto fare sport. Per la gran parte dei medici il modo migliore per perdere peso è, infatti, quello di fare attività fisica accompagnata all'uso di ormoni tiroidei, in grado di accelerare il dispendio energetico. Alcuni esperimenti e ricerche hanno dato buoni esiti. Nella maggior parte dei casi, si ottengono ottimi risultati anche con la terapia dietetica unita all'aumento dell'attività fisica. Per queste ragioni, da più parti e in particolare da chi considera l'obesità un'epidemia del XX secolo, sono state chieste norme e leggi a regolamentare l'industria del cibo. Costoro vorrebbero anche che l'attività fisica venisse permessa persino sui luoghi di lavoro, che venisse dato più spazio al verde nelle grandi città. Poco, infatti, in quanto a sensibilizzazione dell'opinione pubblica, è stato fatto. La scienza, nel frattempo, ha dimostrato che ci sono poche speranze per diminuire l'appetito, anche se sono allo studio nuovi farmaci. Per quanto riguarda la riduzione della possibilità di introdurre grandi quantità di cibo si può ricorrere in modo chirurgico alla restrizione gastrica, ma poi spesso si ricupera ugualmente il peso, oppure all'introduzione del palloncino gastrico, che oggi viene consigliato solo per pazienti selezionati. I risultati, infatti, sono contrastanti. L'assorbimento dei nutrienti può essere raggiunto con il by-pass gastrico oppure farmacologicamente con il celebre "orlistat" che però non apporta modifiche stabili nel comportamento alimentare, aiutando quindi il paziente a cambiare vita. Ci sarà mai una pillola magica per l'obesità? I medici non sono ottimisti. Si tratta di una malattia complessa, con pesanti implicazioni psicologiche, soprattutto in età evolutiva, tanto è vero che si è sviluppata una teoria psicologica sull'obesità per curare proprio i pazienti più piccoli. Il malato è visto e studiato nel suo ambiente fisico, biologico e sociale. Le esperienze finora condotte hanno dato ottimi risultati.
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